Danno da alienazione parentale – la pronuncia della Corte d’Appello di roma

La Corte d’appello di Roma ha stabilito un risarcimento record di oltre 156.000 euro a favore di un padre che, per anni, è stato privato della possibilità di esercitare il proprio ruolo genitoriale a causa dell’ostruzionismo dell’ex coniuge. La decisione, emessa in seguito a un mandato della Cassazione, rappresenta un importante punto di svolta giuridico sul concetto di illecito endofamiliare e sul rispetto della bigenitorialità.

 

La vicenda giudiziaria

La controversia affonda le radici nella separazione dei due ex coniugi romani, avvenuta quando il figlio aveva appena tre anni. Da quel momento, il conflitto si è trasformato in un lunghissimo contenzioso fatto di denunce reciproche e battaglie legali. Nel corso degli anni si sono susseguiti vari provvedimenti — tra cui una condanna dell’Italia da parte della Corte europea per i diritti dell’uomo nel 2025 per la violazione del diritto alla vita familiare, e un tentativo del Tribunale minorile di disporre il collocamento del minore prima presso il padre e poi la decadenza della responsabilità genitoriale della madre. Decisioni che, a causa di una strenua opposizione e di mancate esecuzioni pratiche, non hanno però ristabilito il legame interrotto.

 

Il confine tra sindrome e comportamenti alienanti

Un aspetto centrale del decreto dei giudici romani riguarda la questione delle condotte ostative. Pur confermando l’orientamento secondo cui la cosiddetta sindrome di alienazione parentale sia priva di validità scientifica, la Corte ha ribadito che esistono concretamente comportamenti e atteggiamenti di un genitore finalizzati a boicottare i rapporti con l’altro. Azioni che, in assenza di gravi motivazioni come abusi o violenze, ledono gravemente il principio della bigenitorialità e il diritto-dovere di educare e assistere la prole.

 

La quantificazione del danno

Per calcolare l’indennizzo dovuto all’uomo, i giudici hanno fatto riferimento ai parametri elaborati dall’Osservatorio sulla giustizia civile di Milano, quantificando il pregiudizio economico e morale in 156.440 euro, ai quali si sommano circa 20.000 euro tra spese legali e accessorie. Sebbene il risarcimento rappresenti un importante riconoscimento formale e sostanziale della figura paterna, i legali sottolineano l’irreversibilità del tempo perduto e la difficoltà, ormai complessa data l’età attuale del ragazzo, di ricucire un rapporto segnato da anni di assenza forzata.